
Ti mando a scuola!
Capiterà. Aahhh se capiterà. È capitato a tutti.
Sì, anche a te, genitore motivato che ha preso la decisione di fare istruzione parentale, educatore o insegnante stanco che in questo momento sei finito su questa pagina o qualcuno te l’ha condivisa.
Quel momento in cui, dopo ore di giochi, idee creative, esperimenti, chiacchiere e attività stimolanti, ti ritrovi a urlare al tuo bambino:
“Fai i compiti! Adesso! Subito!”
E lui, naturalmente e giustamente, non collabora.
Ironia: sembra una scena da film, ma capita.
Quando un bambino rifiuta un compito imposto, spesso sta mostrando autonomia e desiderio di senso. Sta dicendo, in pratica: “Non capisco perché devo farlo, non mi motiva, non he vedo il senso“. Indica un bambino che ha una propria volontà e una curiosità genuina, non semplicemente un esecutore passivo di ordini.
Meglio chiedere al bambino:”Cosa ti blocca?”. “Come possiamo rendere secondo te questo compito interessante?”.
Un bambino che esegue senza ribattere non è necessariamente “giudizioso” nel senso positivo del termine; più spesso sta mostrando adattamento o conformismo. Sta accettando le istruzioni senza metterle in discussione, il che può riflettere diversi fattori: desiderio di compiacere, timore di sanzioni, mancanza di abitudine a esprimere dubbi, o semplicemente propensione a seguire le regole.
In altre parole:
- Rifiuto consapevole di un compito → indica autonomia, senso critico, curiosità, capacità di cercare motivazioni e significato.
- Esecuzione senza domande → indica adattamento o conformismo, cioè la capacità di conformarsi alle richieste esterne anche se non interne o motivate.
Non c’è un giudizio di valore intrinseco: l’adattamento è utile in certi contesti (scuola, sicurezza), ma se diventa totale può limitare la creatività o ancor peggio la capacità di fare domande.
La chiave o la maturità sarà l’equilibrio tra autonomia e rispetto delle regole di senso.
Cos’è la coercizione?
Pressione, imposizione o minaccia invece di motivare.
“Devi fare questo perché te lo dico io!”
Funziona solo per farti esaurire più velocemente.

Osserva il bambino in questa rappresentazione: Lui ha un solo compito imposto che non vuole fare, tu accanto hai mille compiti imposti che non vorresti fare ma sei costretta a fare. Questi impegni hanno tutti senso? Vuoi che lui diventi come te oggi?
Perché succede
- Stanchezza o multitasking
- Aspettative scolastiche sul ritmo del bambino
- Cercare di portare la scuola a casa
- Modello ricevuto quando si era bambini
- Bias cognitivo della conferma: qualche risultato misero conferma la convinzione che “bisogna insistere”
Attenzione: parlarne con altri genitori spesso rafforza la conferma, anche se l’approccio non funziona davvero. Ancor di più se parli con i Nonni o con le generazioni precedenti. Saranno tutti pronti a confermare.
Perchè in passato si è sempre fatto così …e allora ti chiedo dove inizia l’educazione e dove finisce la militarizzazione?
“Soldato! C’è da pulire quel bagno”. “Sì, subito Maresciallo!”.
Il bambino impara da ciò che vede
Ci avevi mai pensato?
- Non legge abbastanza? Ti vede leggere con entusiasmo?
- Non scrive in corsivo a mano? Ti vede scrivere lettere d’amore?
Vuoi un’attività con tre qualità rare:
- Concreta (si può fare subito).
- Coerente con la filosofia dell’articolo (niente coercizione, solo senso).
- Parla al cuore, non solo alla testa.
La buca delle lettere dell’amore
Hai già in casa una buca delle lettere dell’amore?
È semplicissima: una scatola, un barattolo, una piccola cassetta improvvisata.
Il genitore scrive al figlio qualcosa di bello, divertente, affettuoso. Una piccola storia. Un ricordo. Un complimento sincero. E alla fine conclude con una domanda per il figlio.
Non un esercizio.
Non un compito.
Una domanda vera.
Il bambino si sentirà immediatamente coinvolto. Avrà un motivo per rispondere. E molto probabilmente lo farà nel minor tempo possibile. Non preoccuparti se scrive storto.
Se sbaglia le doppie. Se non usa il corsivo. Rallegrati. Sta scrivendo perché vuole comunicare.
Ha uno scopo.
Ha un destinatario. Ha un’emozione da restituire. E quando la scrittura nasce da un bisogno reale, migliora da sola. Con tempo, pazienza, leggerezza e perseveranza, un giorno riceverai una lettera.
Forse imperfetta.
Forse piena di errori.
Ma sarà la più bella lettera che tu abbia mai ricevuto.
L’apprendimento non nasce dall’imposizione.
Nasce dal desiderio di comunicare.

Vuoi che il ricordo che tuo figlio conserverà sia quello di un genitore che lo costringeva a scrivere urlando mentre rispondeva contemporaneamente a un conoscente sul cellulare (insegnando l’incoerenza), oppure quello di un genitore appassionato che scriveva meravigliose lettere?
Certo che non bisogna dimenticarlo, stiamo vivendo una enorme transizione digitale.
Il cellulare è in mano a tutti, spesso prematuramente, anche ai bambini. Pretendere attività tradizionali senza un giusto senso perde significato. Ci avevi mai pensato?
Esempio pratico:
- Compito matematico come gioco del domino → 5 minuti di entusiasmo, concentrazione completa. Prendi le tessere del domino e dopo il gioco insieme fai fare le somme dei pallini presenti a sinistra del domino con quelle presenti a destra del domino. Libera la creatività!
- Compito imposto come a scuola → 10 minuti di urla, fogli sparsi, energia sprecata, risultato scarso. Creatività demolita. Frustrazione ai massimi storici.
L’alternativa: interesse, gioco e flusso naturale
- Attività guidate dall’interesse del bambino → risultati più alti, meno sforzo
- Il bambino impara a fare da solo → sicurezza, motivazione, resilienza
- Coercizione → ansia, insicurezza, sopravvivenza dei più forti di carattere
Se vuoi risultati diversi con i tuoi figli, ricorda che anche geni come Albert Einstein hanno fatto molti errori come genitori: sperimenta, ascolta e adatta il tuo approccio invece di ripetere sempre le stesse cose.
💡 Regola chiave:
“Se vuoi risultati diversi, non fare sempre le stesse cose.” – Albert Einstein

Domanda: vogliamo questo per le future generazioni?
Come prevenirlo e gestirlo
- Prevedere il momento: sapere che arriverà riduce frustrazione
- Ridurre la pressione: pause brevi, compiti chiari, piccoli passi
- Essere presenti davvero: anche pochi minuti di attenzione completa valgono più di ore di imposizione. Sì, metti via il cellulare o il computer, altrimenti distrarrà te e il bambino. Le attenzioni devono fluire insieme.
- Coinvolgere il bambino: scelta e senso nell’attività
- Leggerezza e ironia: accettare che il momento complicato fa parte del percorso educativo
Conclusione
Il momento del “Ti mando a scuola!” può essere previsto, gestito e trasformato in un’occasione educativa preziosa, senza urla né imposizioni.
Il segreto è semplice: calma, presenza, senso, scelta, leggerezza e ironia.
Così i bambini crescono sicuri, motivati e creativi… e anche i genitori possono respirare e ammirare come si può essere produttivi e non impegnati ore ed ore con scarsi risultati.
Possono aiutarti queste domande?
- Come posso aiutare mio figlio a crescere sicuro di sé? Coltivando la calma e la presenza: ascoltandolo, rispettando i suoi tempi e mostrando fiducia nelle sue capacità.
- Come faccio a mantenere alta la motivazione dei miei bambini? Dando senso alle attività: spiegando il perché di ciò che fanno e celebrando anche i piccoli progressi.
- Come scegliere le attività giuste senza stressarmi? La parola chiave è scelta: selezionare poche attività significative invece di sovraccaricarli, così tutti imparano meglio e senza frustrazione.
- Come posso vivere la genitorialità senza sentirmi sempre sotto pressione? Con leggerezza e ironia: accettando gli errori come parte del percorso, sorridendo dei momenti buffi e senza cercare la perfezione.
- È possibile essere produttivi senza impegnarsi ore ed ore? Sì, concentrandosi sulla presenza e la qualità del tempo, non sulla quantità: poche ore ben vissute portano risultati migliori di giornate infinite di attività dispersive.
E se la giornata va storta, niente panico: hai tutto il tempo del mondo… Hai scelto di fare istruzione parentale, non di correre dalla mattina alla sera per rispettare orari e campanelle.