La socializzazione vera non è insegnare a mimetizzarsi.

“Ma come fate con la socializzazione?”

Se fai Istruzione Parentale, questa domanda arriva. Sempre.

A volte è curiosità sincera.

A volte è preoccupazione.

A volte è paura del diverso.

A volte è quella frase che sembra gentile ma sottintende:

Non starai mica crescendo fuori dal mondo?

Anche in questo caso, come per i precedenti: respiriamo e facciamo chiarezza.

Cos’è davvero la socializzazione?

La socializzazione è il processo attraverso cui una persona impara a vivere nella società.

Significa:

  • comprendere regole
  • interiorizzare valori
  • assumersi responsabilità
  • sviluppare il proprio modo di stare nel mondo

NON significa semplicemente “stare con tanti coetanei”.

La famiglia è socializzazione.

La comunità è socializzazione.

I gruppi sono socializzazione.

Il lavoro è socializzazione.

La scuola può essere uno dei contesti. Non l’unico. Non la definizione.

La socializzazione è un processo. Non un edificio scolastico.

… e già qui non occorrerebbe più aggiungere altro, ma l’ho sentita così tante volte che ora sento il bisogno di vedere quanto è profonda la tana del bianconiglio.

Allora perché la domanda è sbagliata?

Perché quando qualcuno chiede:

“Ma come socializzi?”

Spesso intende:

  • Hai un gruppo fisso?
  • Fai le cose che fanno tutti?
  • Segui le stesse mode?
  • Sei integrato nel branco?

Ma questa è appartenenza generazionale.

Non è la definizione di socializzazione.

Sono due cose molto diverse.

Il punto che quasi nessuno dice

Mettere insieme decine di adolescenti, della stessa età, nello stesso spazio, per anni, crea inevitabilmente:

  • dinamiche di potere
  • esclusioni
  • bullismo
  • competizione costante
  • bisogno di uniformarsi
  • solitudine in mezzo alla folla

Non perché qualcuno sia cattivo.

Ma perché il contesto è strutturato così.

Poi si fanno campagne contro il bullismo. Si organizzano incontri sull’inclusione. Si parla di gentilezza.

Tutto giusto.

Ma se il terreno resta lo stesso, il raccolto tende a ripetersi.

La socializzazione non è automatica.

Non avviene per semplice esposizione a un gruppo.

È una responsabilità.

E noi abbiamo scelto di non delegarla e tu?

Essere fuori dal gregge è più faticoso

Diciamolo con onestà.

È più facile essere come tutti.

È rassicurante seguire la corrente.

L’adolescente ha un cervello che cerca approvazione: il gruppo dà sicurezza, risate, senso di appartenenza.

È naturale.

Essere diversi richiede più forza.

Soprattutto quando qualcuno te lo fa notare, sempre, costantemente e senza nessuna consapevolezza.

Ma qui c’è la domanda più grande:

Vogliamo ragazzi allenati ad adattarsi o ragazzi capaci di pensare?

Il grande paradosso della “campana di vetro”

Si dice che chi fa Istruzione Parentale viva in una “campana di vetro” o in una bolla.

Ma chi vive esclusivamente tra coetanei della stessa età, stesso quartiere, stesso programma, stesso ritmo… è davvero esposto al mondo intero?

Nel mondo reale:

  • le età si mescolano
  • le responsabilità sono concrete
  • le idee sono diverse
  • le culture si incontrano
  • i ruoli cambiano

La vita non è divisa per anno di nascita.

Un ambiente misto per età e contesti è più simile al mondo reale di uno rigidamente separato.

Non è isolamento.

È ampiezza.

È realtà.

E la parte divertente?

Certo che c’è.

Ti svelo un segreto, ma non dirlo a nessuno: “…anche i ragazzi che fanno istruzione parentale ridono”.

Fanno sciocchezze.

Hanno amici.

Si sentono parte di qualcosa.

La differenza è che non devono pagare quel divertimento con l’umiliazione o con la paura costante di non essere abbastanza senza sapere che esistono alternative migliori.

La leggerezza non è stata tolta.

È stata liberata dalla pressione.

Il punto più importante

Se abituiamo un ragazzo a misurarsi solo attraverso l’approvazione del gruppo, cosa succede quando cresce?

Quando il gruppo cambia?

Quando le aspettative aumentano?

Quando vuole essere davvero se stesso?

Se nessuno gli ha insegnato a costruire un’identità autonoma, quella libertà improvvisa può diventare confusione.

Non è colpa sua.

È che nessuno gli ha insegnato a stare in piedi da solo.

La socializzazione vera non è insegnare a mimetizzarsi.

È insegnare a restare interi anche in mezzo agli altri.

Se vogliamo una società diversa

Gli adulti spesso si lamentano della società attuale.

Poi difendono il modello che la produce.

Se vogliamo comunità più sane, adulti più consapevoli, relazioni meno fragili, dobbiamo crescere ragazzi che sappiano:

  • pensare
  • confrontarsi
  • dissentire con rispetto
  • non spegnersi per essere accettati

L’unicità non è un problema da correggere.

È il contributo che ognuno può dare al mondo.

Un messaggio per te, ragazzo o ragazza che fai Istruzione Parentale

Se ti hanno detto che “non socializzi”, ascolta bene:

Non sei tu fuori dal mondo.

Stai semplicemente crescendo senza dover comprimere te stesso per entrare in uno stampo.

È più impegnativo, sì.

È meno automatico, sì.

Ma è più vero e con il tempo farà una grande e potente differenza nella tua vita.

Quando anche l’Istruzione Parentale può restringersi

Questo è un messaggio per chi vuole avvicinarsi a questo straordinario mondo. Sarebbe disonesto dire che ogni percorso di Istruzione Parentale è automaticamente ampio, aperto, ricco di contaminazioni. La verità è che dipende.

Occorre evitare, nel tempo, di creare gruppi troppo piccoli anche se molto affiatati.

Coloro che si vedono sempre tra loro. Condividono valori, visioni, ritmi. Stanno bene. C’è serenità. C’è armonia.

E questo, di per sé, non è un male.

Ma c’è una domanda da farsi:

La serenità nasce da apertura o da protezione?

Perché quando il gruppo si restringe troppo, il rischio è perdere varietà.

E la varietà è una delle grandi ricchezze della socializzazione.

Poi esiste ancora un altro caso che occorre analizzare con attenzione:

Famiglie che scelgono l’Istruzione Parentale come forma di ritiro

Riduzione drastica delle relazioni.

Pochi contatti.

Poca esposizione.

Poca contaminazione.

Anche qui: non giudizio.

Ma una riflessione sì.

Perché la socializzazione non è quantità.

È qualità, ma anche diversità.

La differenza sottile ma fondamentale

Fare Istruzione Parentale non significa chiudersi.

Significa scegliere attivamente il contesto.

Se il contesto diventa troppo stretto,

se non c’è confronto con età diverse,

con culture diverse,

con visioni diverse,

allora non stiamo ampliando il mondo.

Lo stiamo solo sostituendo.

La domanda onesta

Stanno bene?

Sì, spesso sì.

È sufficiente?

Dipende dall’obiettivo.

Se l’obiettivo è solo serenità, può bastare.

Se l’obiettivo è preparare adulti capaci di stare in mondi complessi, allora serve esposizione.

La libertà non è isolamento.

È capacità di muoversi tra ambienti diversi senza perdere il centro.

Non basta uscire dal sistema per essere liberi.

Bisogna evitare di ricrearne uno più piccolo.

E quindi, tornando a noi, la prossima volta che qualcuno ti chiederà:

“Ma come fate con la socializzazione?”

Puoi ringraziare per la domanda. Perché sì, è importante. E proprio per questo non l’abbiamo presa alla leggera.

Puoi rispondere così:

Ti ringrazio per la domanda, perché anche per noi la socializzazione è fondamentale. Proprio per questo ci siamo chiesti cosa significhi davvero oggi e, vedendo le difficoltà che tanti ragazzi vivono, abbiamo scelto di percorrere una strada diversa: insegnare ai nostri figli a conoscere il mondo, non solo ad adattarsi a una classe.

Oppure, più breve:

Proprio perché la socializzazione è importante, non l’abbiamo delegata.

Scegli la risposta che ti rappresenta.

Oppure costruiscine una tua.

Ma non rispondere mai sentendoti in difetto.

Perché la verità è questa:

Non stiamo crescendo ragazzi meno socializzati.

Stiamo crescendo ragazzi meno addomesticati.

E soprattutto:

Non abbiamo tolto loro il mondo.

Abbiamo tolto loro le pareti.

E quando lo capisci, la domanda non ti pesa più.

Ora sì.

Adesso siamo pronti per divertirci con il prossimo punto: la famosa “campana di vetro”.