La prima “giornata da liceale” di Filippo… e le mie riflessioni sul ritmo di vita scolastico
Oggi Filippo, 13 anni, ha vissuto la sua prima “giornata da liceale”. Insieme a un gruppo di amici ha varcato per la prima volta l’ingresso di una scuola superiore, ospiti per un giorno, per capire come funziona quel mondo che quasi tutti danno per scontato.
Eppure, mentre li accompagnavo, mi sono accorta che per me nulla di tutto ciò è davvero scontato.
La sveglia all’alba: davvero è normale?

La giornata è iniziata molto prima del previsto. La sveglia è suonata quando fuori era ancora buio, e mentre cercavo di far aprire gli occhi a Filippo, il pensiero mi è balenato chiaro: ma davvero per generazioni abbiamo considerato questa stanchezza mattutina come qualcosa di normale?
Guardavo mio figlio, con il corpo che chiedeva ancora sonno, e dentro di me sentivo che qualcosa non tornava.
Perché lo chiamiamo “allenamento alla vita”? Perché sacrificare il riposo di un adolescente deve essere, per forza, un rito di passaggio?
Il traffico: un teatro dell’assurdo

Uscire di casa è stata un’impresa eroica. Traffico ovunque. Clacson, frenesia, gente che corre… e tutto questo solo per riuscire ad arrivare a scuola in orario.
Io guardavo quell’infinito serpentone di auto e pensavo: siamo davvero convinti che questa corsa quotidiana sia normale? Che sia sana?
Ogni mattina migliaia di famiglie vivono questa stessa lotta, e inevitabilmente mi chiedo: ma il tempo per la vita, quello vero, quando rimane?
“Che coraggio fare educazione parentale”… davvero?
Quando diciamo che fare educazione parentale è una scelta di coraggio, sorridono tutti. Lo dicono come fosse una follia, un tuffo nel vuoto.
Ma io, sinceramente, penso l’opposto.
Mi sembra che serva molto più coraggio ad accettare una vita scandita da sveglie impossibili, stress quotidiano, corse continue e tempi imposti. Ci vuole coraggio a vivere così, tutte le mattine, per tutta la vita.
Ci vuole coraggio a non fermarsi mai a chiedere: “Perché?”
Coraggio a considerare “normale” ciò che, forse, non fa bene a nessuno.
La gratitudine: il filo che tiene insieme tutto

In mezzo a tutte queste riflessioni, però, oggi mi sono sentita profondamente grata.
Grata per le scelte che abbiamo fatto, anche quando sono state difficili da spiegare e da sostenere.
Grata per la libertà che ci siamo regalati, per una vita che non segue per forza la strada più battuta, ma quella che risuona con noi.
Grata persino dei sacrifici, perché ogni volta che ci mettono alla prova ci ricordano perché abbiamo scelto così.
Sono grata a noi, alla nostra capacità di fermarci, di ascoltarci, di non vivere in automatico.
E mentre guardavo Filippo entrare nella scuola, ero consapevole che questa gratitudine è ciò che trasforma le scelte complesse in scelte piene di senso.
E allora?
Oggi Filippo ha visto da vicino un’organizzazione scolastica enorme, strutturata, piena di regole, ritmi, campanelle. È stata un’esperienza interessante, e sono felice che l’abbia potuta vivere.
Ma io, mentre lo osservavo, sentivo anche la conferma di qualcosa che già sapevo: che scegliere l’educazione parentale, scegliere un ritmo più umano, più rispettoso dei bisogni del nostro corpo e del nostro tempo, non è scappare dalla realtà.
È scegliere una realtà diversa, più vicina a noi.
E forse, in fondo, è solo scegliere di respirare, con gratitudine.
Il punto di vista di Filippo

E poi c’è stato il commento di Filippo, che alla fine della giornata mi ha detto senza esitazioni che non gli era piaciuto affatto andare a scuola.
Mi ha spiegato che la cosa più strana, per lui, è stata stare seduto per ore ad ascoltare una sola persona parlare, mentre tutti gli altri dovevano semplicemente… aspettare.
Aspettare il loro turno per intervenire, aspettare la fine della lezione, aspettare che qualcuno decidesse quando potevano muoversi, fare una pausa, cambiare attività.
Mi ha colpito la sua spontaneità, la sua lucidità.
Per lui, quel ritmo non è risultato né naturale né coinvolgente. È rimasto sorpreso dalla passività richiesta, dal fatto che il suo corpo e la sua mente avessero così poco margine di scelta.
E ascoltandolo, ancora una volta, ho sentito confermato che conoscere altri mondi è prezioso… ma riconoscere quello in cui si sta davvero bene, lo è ancora di più.
Tu cosa ne pensi? Una scuola migliore è possibile?
Penso che sia difficile riuscire a staccarti da quello che ti é stato imposto e fatto vedere come normale fin da piccolo. Io ringrazio questo gruppo per la solidarietà, i confronti-scontri e per aver creato una rete solida e duratura.