Il Mago di Oz: tornare a casa passando dal cuore, dalla testa e dal coraggio
Un’esperienza teatrale per crescere insieme presso Casa Teatro Ragazzi.
Nel nostro percorso di homeschooling, il teatro occupa un posto speciale.
È uno spazio dove le storie prendono corpo, le emozioni si fanno voce e i messaggi arrivano in modo diretto, profondo, spesso più incisivo di tante spiegazioni.
Per questo siamo tornati a Casa Teatro Ragazzi a vedere Il Mago di Oz.
Uno spettacolo che avevamo già visto circa un mese fa al Teatro Erba, in versione musical. Tornarci non è stata una ripetizione, ma un’occasione preziosa: la stessa storia raccontata con un linguaggio completamente diverso.
E questo, per noi, è già un grande insegnamento.
La stessa storia, un altro sguardo
Questa versione del Mago di Oz ci ha colpiti per la scelta originale del regista:
la storia non inizia direttamente nel mondo di Dorothy, ma da tre fratelli adulti, riuniti nella vecchia casa di famiglia per svuotare la soffitta dopo la morte della madre.
Tra scatoloni, ricordi e polvere, trovano un vecchio libro: Il Mago di Oz.
È il libro che la mamma leggeva loro quando erano bambini.
Iniziano a leggerlo.
Ed è proprio da lì che prende vita la rappresentazione.
La storia diventa così un ponte tra passato e presente, tra infanzia e crescita, tra perdita e trasformazione.

Cuore e testa: due parti inseparabili
Una delle frasi chiave dello spettacolo ci ha colpiti profondamente:
“Il cuore senza la testa non serve.
E la testa senza il cuore è inutile.”
È un messaggio semplice, ma potentissimo, soprattutto per i bambini (e per noi adulti).
Crescere non significa scegliere tra ragione ed emozione, ma imparare a farle dialogare.
Educare non è riempire la testa, né lasciare che il cuore vada da solo: è accompagnare entrambi.
Tutto ciò che cerchiamo è già dentro di noi
Come nella storia originale, lo Spaventapasseri, l’Uomo di Latta e il Leone vanno dal Mago di Oz per chiedere:
• un cervello
• un cuore
• il coraggio
Ma il Mago dice una cosa fondamentale, rivolgendosi anche a Dorothy:
“Quello che cercate è già dentro di voi.
Solo che non lo sapete.”
“Eppure”, aggiunge, “possiamo comunque dare loro qualcosa.
Non perché ne abbiano bisogno, ma per ricordare ciò che sono già.“
Così consegna oggetti simbolici, che non creano qualità nuove, ma aiutano a riconoscerle.
Un messaggio educativo fortissimo:
👉 i bambini non sono vuoti da riempire, ma ricchezze da far emergere.

Dorothy e la ricerca del proprio posto
In questa versione, Dorothy è diversa.
Non chiede subito di tornare a casa. In realtà, non sa cosa vuole.
Accompagna i suoi amici, li sostiene, fa domande per loro…
ma per sé resta in sospeso.
Solo alla fine arriva la consapevolezza:
Dorothy vuole trovare il suo posto.
E capisce che il suo posto è casa.
Ma qui arriva il passaggio più profondo di tutto lo spettacolo.
Casa non è un luogo, è un sentimento
Il messaggio finale ribalta l’idea classica di “casa”:
“Casa non è un luogo.
Casa è un sentimento.”
Casa è ovunque ci si senta bene con sé stessi.
Ovunque ci sia amore, sicurezza, appartenenza.
Un messaggio prezioso per chi educa fuori dagli schemi tradizionali:
la casa non è solo uno spazio fisico, ma un clima emotivo e relazionale.

L’eredità della mamma: la strada giusta
Lo spettacolo si chiude con un insegnamento lasciato dalla madre ai suoi figli quando erano piccoli:
“Qualsiasi strada sceglierai,
se la percorrerai con la testa,
con il cuore
e con il coraggio,
sarà la strada giusta
e ti porterà a casa.”
Un messaggio che parla di fiducia, di libertà e di crescita.

Crescere significa anche attraversare la paura
Un ultimo concetto, delicato ma fondamentale, attraversa tutta la rappresentazione:
👉 Per crescere è necessario passare da qualcosa che fa paura.
La paura non è un errore.
È una soglia.
Nel Mago di Oz come nella vita, non si cresce evitando ciò che spaventa, ma attraversandolo accompagnati.
Perché consigliamo questo spettacolo alle famiglie homeschooler
Perché:
• parla di crescita e identità
• valorizza il dialogo tra emozione e pensiero
• restituisce fiducia nelle risorse interiori dei bambini
• apre spazi di confronto dopo lo spettacolo
• usa il teatro come strumento educativo, non solo narrativo
È uno di quegli spettacoli che continuano a lavorare dentro, anche una volta usciti dal teatro.
E per noi, questo è il segno più bello.