Circa 16 000 bambini e ragazzi seguono istruzione parentale nel sistema italiano nell’anno scolastico 2024-2025, secondo i dati più recenti del Ministero dell’Istruzione.
Quando si parla di istruzione parentale, spesso si parla senza sapere davvero di cosa si tratti.
C’è chi pensa sia illegale.
Chi la considera una scelta estrema.
Chi immagina isolamento, trascuratezza o improvvisazione.
Eppure la realtà è molto diversa.
In Italia l’istruzione parentale è un diritto costituzale: l’articolo 30 stabilisce che è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli. La scuola è una possibilità preziosa, ma non è l’unica via percorribile.
Questa consapevolezza è ancora poco diffusa.
Non è ribellione. È responsabilità.
Scegliere l’istruzione parentale non significa rifiutare la scuola per principio.
Significa assumersi in prima persona una responsabilità.
È una scelta impegnativa.
Richiede tempo. Energia. Presenza. Capacità di mettersi in discussione.
Non è una scorciatoia. È una strada più esigente.
E soprattutto è un percorso che fa crescere tutti.
Non cresce solo il bambino.
Cresce anche l’adulto.
Riprendere in mano la matematica, la storia, la grammatica, le scienze in età adulta è un’esperienza sorprendente. Molti concetti che da piccoli sembravano astratti o noiosi improvvisamente acquistano senso. E si scopre che raccontarli a un figlio è profondamente diverso dal subirli da studenti.
Non si tratta di “insegnare tutto”.
Si tratta di imparare insieme.
Cosa NON è l’istruzione parentale
Spesso viene chiamata homeschooling, “scuola a casa”.
Ed è proprio questo che va evitato.
Non si tratta di ricreare un’aula in salotto.
Ecco cosa non dovrebbe mai diventare:
- Non è imporre orari rigidi identici a quelli scolastici.
- Non è trasformare ogni errore in una valutazione.
- Non è riempire la giornata di schede e libri.
- Non è seguire un manuale come fosse un dogma.
- Non è competizione con altri bambini.
- Non è isolamento dal mondo.
- Non è dimostrare qualcosa agli altri.
- Non è controllare ogni minuto dell’apprendimento.
Gli obiettivi ministeriali esistono, certo.
Ma i tempi e i modi possono essere diversi.
Ogni bambino ha inclinazioni naturali.
Ci saranno materie in cui volerà. Altre in cui avrà bisogno di più tempo.
Quando un bambino può esplorare ciò che ama senza pressione, entra in uno stato di concentrazione profonda — quel “flow” in cui il tempo scompare e l’apprendimento diventa naturale.
Quella fiamma non va spenta. Va protetta.
“Ma come funziona, concretamente?”
È giusto dirlo chiaramente.
Scegliere l’istruzione parentale comporta:
- Comunicazione formale annuale al dirigente scolastico.
- Assunzione di responsabilità educativa da parte dei genitori.
- Preparazione agli esami di idoneità annuali.
- Organizzazione autonoma del percorso didattico.
Non significa essere soli.
Oggi esistono:
- insegnanti privati appassionati,
- tutor specializzati,
- mentori,
- corsi online,
- piattaforme educative,
- gruppi di famiglie,
- associazioni territoriali,
- attività sportive, artistiche e laboratoriali.
E sì, anche le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale possono essere strumenti utili, se usati con consapevolezza.
Non è un salto nel vuoto.
È una scelta organizzata.
E la socializzazione?
È la domanda più frequente.
Ma forse dovremmo chiederci: cos’è davvero la socializzazione?
È stare 5 ore al giorno con coetanei della stessa età?
O anche imparare a relazionarsi con persone diverse, in contesti reali, di età differenti?
Nell’istruzione parentale le relazioni non scompaiono. Cambiano forma.
Sport, laboratori, volontariato, gruppi studio, comunità educanti, attività artistiche: le occasioni di relazione esistono eccome. Possono anche essere in alcuni casi meno numerose ma più qualitative. La socializzazione è più matura, più responsabile, più consapevole.
Non contro la scuola. Ma oltre l’idea che sia l’unica via.
Esistono approcci educativi strutturati e meravigliosi.
Il metodo di Maria Montessori, nato nel 1907, è applicato da oltre un secolo.
Le scuole ispirate a Rudolf Steiner (Waldorf), nate nel 1919, hanno più di cent’anni di storia.
Poi esistono:
- scuole nel bosco
- outdoor education
- scuole senza zaino
- approcci libertari
- unschooling
- scuole parentali comunitarie
Ognuna con una visione chiara.
La scuola tradizionale non è il “male”.
È una struttura ampia, organizzata, con insegnanti preparati e risorse importanti.
Il punto non è stabilire cosa sia migliore in assoluto.
Il punto è capire cosa è adatto a quel bambino, in quel momento, in quella famiglia.
La metafora dell’acqua
Immagina l’istruzione come un viaggio dell’acqua.
Alla sorgente c’è l’acqua pura che sgorga dalla montagna: è l’istruzione parentale, responsabilità piena, libertà piena.
Poi arrivano le cascate: Montessori, Waldorf, approcci alternativi strutturati.
Poi laghi e laghetti: scuole innovative, paritarie, modelli misti.
Infine il mare: la scuola tradizionale, ampia, condivisa, collettiva.
Il mare non è sbagliato.
Ma ad agosto può essere affollato, rumoroso, caotico.
C’è chi ama quell’energia.
C’è chi cerca silenzio.
Non è una gara tra mare e sorgente.
È una questione di esperienza e consapevolezza.
L’importante è sapere che esistono tutte queste tappe.
Non è un percorso perfetto
Ci sono stati momenti di dubbio.
Giorni in cui ci siamo chiesti se stessimo facendo la scelta giusta.
Momenti di fatica, di solitudine, di confronto con chi non comprendeva.
L’istruzione parentale non è una favola patinata.
Si sbaglia. Si corregge. Si riprova.
Ed è proprio questa resilienza uno degli insegnamenti più grandi che si trasmettono.
Un invito, non una convinzione da imporre
Non tutti devono o possono scegliere la sorgente.
Non tutti devono lasciare il mare affollato ad Agosto.
Ma tutti dovrebbero sapere che esistono alternative, conoscerle e valutarle.
Non accettare un percorso solo perché “si è sempre fatto così”, non accettarlo anche quando palesemente non sta facendo del bene a tuo figlio.
Informati. Rifletti. Metti in discussione. Osserva tuo figlio.
E se oggi sei troppo stanco per rivedere tutto, concediti tempo. Riposo. Chiarezza.
Le nuove generazioni meritano consapevolezza.
Meritano adulti presenti.
Meritano di non essere inserite automaticamente nella ruota del criceto senza aver mai visto l’acqua nascere dalla roccia.
Non è una battaglia contro la scuola.
È un invito alla responsabilità.
Benvenuti in Liberi di Sapere.